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10 febbraio 2007
SITO DEDICATO ALLA MEMORIA DEI MARTIRI GIULIANI E DALMATI
http://www.lefoibe.it
| inviato da il 10/2/2007 alle 14:28 | |
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5 febbraio 2007
Il mito di Nike
Nike è la personificazione della Vittoria e viene raffigurata con ali aperte, mentre vola con impeto. In Esiodo viene detta figlia del Titano Pallante e di Stige; appartiene perciò alla prima stirpe divina, anteriore agli Olimpici. Per l'omonimia in greco dei due "Pallas", il titano Pallante e la dea Pallade Atena, Nike, ad Atene, non è altro che uno degli epiteti di Atena.

Parigi, Museo del Louvre
"La Nike di Samotracia" ritrovata nel 1863 a Samotracia senza testa né braccia (soltanto una mano fu ritrovata nel 1950), viene datata intorno al 190 a.C., epoca in cui i Rodiensi , in guerra contro Antioco III, riportarono una serie di vittorie. La Nike - polena ante litteram - doveva essere collocata sulla prua della nave che ella conduce al successo: il vento la colpisce in pieno, agitando le vesti e incollandole al corpo. Il drappeggio appare quasi barocco, il che giustifica la data piuttosto tardiva attribuita all'opera, ed il vento spinge indietro con forza le ali. Alta m. 2,75, in marmo di Paros, è senza dubbio una delle opere più importanti e sensazionali di tutta la produzione plastica ellenistica.
| inviato da il 5/2/2007 alle 0:54 | |
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27 gennaio 2007
" NON TI SCORDAR DI ME! ", E' UN ORDINE!

TUTTI INVITATI ALLO "JEWISH PARTY" PER RICORDARE AL MONDO...CHI COMANDA !!!
SANTI SUBITO !
| inviato da il 27/1/2007 alle 12:0 | |
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15 dicembre 2006
La questione multietnica sul matrimonio
Nei giorni scorsi si è parlato dell’efferato pluriomicidio, dicesi olocausto, della famiglia comasca; per quanto concerne la delicata questione dei matrimoni tra persone di culture estremamente diverse, dico senza indugi che è un grave errore contrarre una qualsiasi forma di rapporto contrattuale a tal guisa, speciemodo della forza di un matrimonio.
La genesi di questo errore risiede nella sfera dell’incompatibilità, di seguito, se noi proviamo ad adattare un salmone, che è ben noto essere un pesce d’acqua dolce, ai fondali marini vedremo che esso faticherebbe non poco financo a morire, od una renna al caldo equatoriale ed ancora una tigre del bengala alle tundre siberiane, certo non avrebbero una lunga vita non essendo evidentemente il proprio abitat naturale.
Assodato ciò, secondo voi un musulmano, d’ora in avanti denominato “soggetto ospitato” od “ospite”, che ha la sua vita interamente precettata dalle pagine d’un profetico libello potrà mai adattarsi alla nostra cultura? Quella europea profondamente intrisa dei dogmi canonici che hanno costruito la sua identità anche se oggi a Bruxelles preferiscono sdegnosamente declinare questo “funesto”ricordo per quanto quegli stessi dogmi siano giovati alle carriere di quei “parrucconi” che oggi fanno le scampagnate a Strasburgo da “grassi” politicanti quali sono, sussurrando nel nome della convivenza pacifica una laicità, e si badi bene, non in senso stretto del termine ma lasciando che essa sia una pericolosa testa di ponte per la distruzione della cultura europea, un morbo mortale per tutti i cittadini che vivono di risparmi e salari medio-bassi.
Il nostro Paese, dalla sua preponderante cultura che molto ha dato al paniere del vecchio continente, dovrebbe piegarsi anch’Egli a queste minacce, o meglio direi ricatti che subisce grazie alla vigliaccheria dei signori amministratori della UE e naturalmente alle macchiette nostrane che se stanno accoccolate sui seggi romani di quell’angusta aula magna adibita a barzellettiere, dando un senso alle loro “sudate carte” se e solo se si pensa di varare un decreto legislativo riguardante il mantenimento delle soglie massime alle loro indennità, quello sì con una maggioranza sin troppo qualificata.
Quando questo nugolo di soggetti ospitandi ormeggia nel nostro paese persino essi si rendono conto del ridicolo sistema burocratico che disciplina la vita degli italiani e facendo d’uopo i propri interessi pensano bene di prendersi gioco di questa risibile amministrazione aggirandola dalla strada più corta e per loro meno faticosa, e qual’è secondo voi questa strada, o cittadini assennati? Ma quella di ottenere gli stessi “vantaggi” di un italiano che da generazioni contribuisce al sostentamento della comunità; tali vantaggi com’è che si otterrebbero per un “forestiero”? aspettare 5 anni dall’entrata nella “casa ospitante” è un tempo logorante per i poveri ospiti specialmente se si è un soggetto senza arte né parte; ma perché aspettare se si può ottenere tutto e subito? beh non prima che siano passati appena 6 mesi dal matrimonio con un’autoctona cittadina, la quale attratta dal sempre affascinante gusto per la novità e per l’esotico si abbandona ad una felicità fittizia portatrice di una ventata d’aria nuova nella sua giovane ed ingenua vita; ma tutto ciò è secondo voi vero amore? a voi le dovute conclusioni.
Dopo che si è consumati questa sciagurata dilapidazione per l’indigena dalle fattezze italiche ed il raggiungimento degli scopi del nostro ospite si giunge alla fase della convivenza tra queste due culture; un insetto stecco (alias Clonopsis gallica) può mimetizzarsi ben bene tra la vegetazione ma prima o dopo la sua natura di fasmide finirà col tradire le apparenze e così anche l’ospite non potrà mai adattarsi alla cultura italiana, quindi aspirare all’integrazione, semplicemente perché esso non desidera assolutamente che ciò avvenga, sarebbe un tradimento, dal suo punto di vista, del suo credo ed una abiura, bensì l’ospite desidera che avvenga il contrario, vorrà che la sua moglie straniera (sventurata, aggiungo) si conformi alle leggi coraniche e qui nascono i problemi che il “politicaly correct” malcela.
Questi opportunisti di bassa specie contaminano le nostre giovani ed ingenue fanciulle distruggendo una cosa sublime che fa parte della poesia e della grazia che Dio ha donato per la contemplazione e ristoro dello spirito, avulsa da qualsiasi concezione brutale che è propria degli animali che sono privi dell’intelletto.
Orbene donne italiane che vi sentite chiamate in causa (ma mi rivolgo comunque a tutto ‘l dolce genere femminile della penisola che potrebbe essere oggetto di mire e facili conquiste di tali personaggi) che pensate d’esser innamorate, vi chiedo di domandarvi cos’è che amate, di grazia, una novità caduca del nostro secolo come si può amare un cappello alla moda della bell’epoque o di vivere la vostra vita gratificando voi stesse alimentando le tradizioni e la cultura italiana che hanno permesso ai nostri padri di consegnarci un suolo su cui poter spender quella vita e quella libertà conquistata a caro prezzo da patrioti di qualsiasi ceto sociale e dalle loro donne e pensare al bene dei vostri figli senza che nessun genere di regola possa impedirvelo.

"Donne Italiane se il dubbio v'assale guardate la Bandiera"
Civi non è troppo tardi per destarci e dire no! No a questa e ad altre angherie che vogliono farci digerire con la forza delle loro fottute parole più subdole che forbite i nostri signori della polica.
La nostra cultura, la nostra patria, i nostri figli sono in pericolo, in un pericolo ferale;
dobbiamo scagliarci contro queste leggi eversive che genera, incurante, il parlamento, eversive come gli anticorpi che, prodotti in eccesso (leggi: burocrazia democratica), iniziano un’opera di lenta autodistruzione e si rivoltano contro lo stesso corpo (leggi: la comunità).
E’ un dovere di ogni cive ed italiano alzare la testa e rimirare la presente situazione generata da questi walzer di governi incapaci ed esecrabili traendone fermamente le conclusioni e prenderne adeguate contromisure.
Non è più il tempo dei mezzi termini, delle misure sottili ed allusive, ora la lotta è iniziata, la lotta per il futuro dei nostri figli e per onorare la memoria dei nostri padri.
Che ogni Italiano e Cive che si senta degno di chiamarsi tale difenda la propria famiglia, la propria terra, la propria vita.
Vale!
Legatus civitatis V.D.
| inviato da il 15/12/2006 alle 15:33 | |
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12 dicembre 2006
Novelle dal Bel Paese
“Guardati dai forestieri, ma non abbassare mai la guardia cogli amici” schioccò un giorno la lingua di La Rochefoucauld, misantropo della prima ora. Crediamo fermamente che alcune recenti novelle dal Bel Paese avrebbero non solo rinvigorito la mordace e corrosiva arguzia del duca, ma se possibile l’avrebbero inasprita come il sale cosparso sulle ferite sanguinolente fa col dolore.
Leggiamo, fresche di giornata, dall’Italia: “Uccise benzinaio di Lecco. Scarcerato”, e ancora, cronaca di Roma: “Consiglieri aggiunti. Alle urne solo l’8 per cento”.
Elia Di Domenico – è il 25-XI-2004 – rampante diciassettenne, assieme all’amico – ed esecutore materiale – Davide Ciancaleoni, architetta una rapina ai danni del benzinaio lecchese Giuseppe Maver, la mette a segno e, non contento, fredda il rapinato a colpi di pistola. La fuga. L’opinione pubblica, coi giornali che cavalcano l’onda, ne esce scandalizzata. Calderoli mette una taglia. Infine l’arresto.
Oggi, 11-XII-2006, poco più di due anni dopo: il Di Domenico, raggiante e spensierato riferiscono i cronisti presenti e pronto alla vita civile tanto da dirsi “speranzoso di poter mettere a frutto quello che ho imparato in questi due anni”, esce dal carcere minorile Beccaria di Milano per scadenza dei termini di custodia cautelare, in attesa della sentenza della Cassazione che, confermati i 9 anni e 2 mesi, permetterà all’ormai diciannovenne di usufruire dei benefizi dell’indulto e di essere affidato al caloroso e benefico abbraccio dei servizi sociali i quali, si sa, costituiscono una sorta di roccaforte per bisognosi.
Tiziana Maver, figlia dell’assassinato benzinaio, si dice scandalizzata; Calderoli minaccia nuove taglie per chi ha “consentito che tutto ciò accadesse”.
Nell’Urbe, invece, prove di cosmopolitismo in grande stile. Gli extracomunitari regolari, in tutto 155mila circa, chiamati a eleggere i propri rappresentanti negli scranni del Consiglio Comunale e in quelli municipali, ventiquattro in tutto. E mentre il filantropo Veltroni strepita sulle opportunità del governo centrale di allargare le possibilità di voto dei forestieri anche alle elezioni amministrative, e si rammarica per il potere solo consultivo dei nuovi eletti, gli extracomunitari, dal canto loro, non si dannano l’anima e sembrano non rispondere agli entusiasmi e ai fervori delle alte sfere capitoline con altrettale entusiasta partecipazione, se è vero che domenica alle ore 18 solo l’8,79% degli aventi diritto l’aveva esercitato, il diritto.
O tempora, O mores!, caro duca: scommettiamo che se foste nostro contemporaneo riscrivereste la massima suddetta sostituendo, con dissimulata rassegnazione e sapida astuzia, all’avversativa “ma” la più pacifica copulativa “e”?
| inviato da il 12/12/2006 alle 1:29 | |
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20 novembre 2006
Estrazioni dal "Du Contrat Social" di J.J.Rousseau
Diritto di vita e di morte.
“Il contratto sociale ha lo scopo di conservare i contraenti.
Chi vuole il fine vuole anche i mezzi, i quali sono inseparabili dal rischio ed anche da qualche perdita.
Chi vuole conservare la sua vita con l’aiuto altrui, deve anche sacrificarla agli altri, quando è necessario.
Il cittadino non è più giudice del pericolo a cui la legge vuole che sia esposto, e quando il principe gli ha detto: [E’ necessario per lo Stato che tu muoia] egli deve morire, poiché solo a questa condizione la sua vita è stata in sicurezza sin allora, e la vita non è solo un beneficio della natura, ma un dono condizionato dallo Stato.
Ogni malfattore, violando il contratto sociale, diventa traditore della patria; violando le sue leggi cessa di esserne membro; anzi gli muove guerra; allora la conservazione dello Stato è incompatibile con la sua; bisogna che l’uno o l’altro cessi d’esistere, e quando si fa morire il colpevole, questi è più come nemico che come cittadino.
Ogni giustizia deriva da Dio, che ne è l’unica fonte; ma se noi non sapessimo accoglierla da così alto loco, non avremmo bisogno né di governo, né di leggi.
Vi è senza dubbio una giustizia universale fondata sulla Ratio.”
| inviato da il 20/11/2006 alle 12:29 | |
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19 agosto 2006
Estrazioni dal "Du Contrat Social" di monsieur Jean Jacques Rousseau
-Sull'eguaglianza-
“Sotto i cattivi governi quest’eguaglianza è solo apparente ed illusoria; essa serve solo a mantenere il povero nella sua miseria ed il ricco nella sua usurpazione. Di qui ne consegue che lo Stato Sociale è vantaggioso agli uomini solo in quanto tutti posseggono qualcosa e nessuno abbia nulla di soverchio”.
| inviato da il 19/8/2006 alle 21:35 | |
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9 agosto 2006
I lasciti del secolo scorso e sue tristi reltà
La questione mediorientale, ovvero sui briganti impuniti.
Ed ora saremmo davvero curiosi di sapere quante persone in Italia ed in Europa avranno ancora la spregiudicatezza di unirsi, di qui in avanti, alle prossime giornate della memoria (27 gennaio N.d.R.); una giornata creata, nella fattispecie declamatoria, dall’ipocrisia perbenista nel culto del “politicamente corretto”, corretto sì…ma nei confronti della massoneria internazionale che non a caso enumera tra le sue file (per quanto concerne la sua succursale italiana, ovvero per ciò che ci riguarda) eminenti e “magnifici” esponenti dell’intellighenzia giudaica oltre ai nostri onnipresenti ed “illustri” politicanti che di concerto con i primi, nel mentre dei loro pantagruelici deschi, decidono con la dovuta accortezza e sagacia tutto ciò che riguarda l’informazione da passare al popolino allo scopo di evitare la destabilizzazione della sua coscienza e di farlo iniziare così a pensare con la propria testa alla ricerca del sentimento vero e puro della giustizia.
Manomettendo l’informazione essi ineluttabilmente decidono sulle sorti del popolo italiano (e non ho detto “del loro popolo” e sottolineo “italiano” N.d.R.), il popolo che li incensa e li celebra e che essi, per tutta risposta, fanno saltare dentro il cerchio di fuoco a guisa da animale da circo, a loro piacimento.
E’ nelle segrete dei bei palazzi romani, nelle riunioni sabbatiche che “l’allegra brigata” con alcuni tiri di dadi tolgono la dignità a quello stesso popolo, per quanto tempo ancora continueremo, o mio popolo, ad osannare questi pingui masnadieri sbandieratori della “democrazia interpretativa”?
Com’è potuto accadere tutto questo o mio povero popolo? Perché abbiamo permesso di farci guidare sin dalla nostra unificazione da automi maneggiati da un potere parastatale devoto alla pecunia?
Essi ci condurranno in un baratro profondo dal quale non potremo più risalire, verso le loro brame che ci porteranno inevitabilmente alla dilapidazione del nostro immenso patrimonio culturale che è stato il solo a renderci uniti, il solo a fare di Noi un Popolo sia pure diviso in migliaia di fronti.
Ora parliamo con lo sguardo rivolto ultra vallum e cioè verso la parte in cui vi sono i popoli dell’Islam:
si badi bene ora a non confondere un’esposizione dei fatti reali con una giustifica della loro politica antioccidentale.
Guardiamo la cartina del medio oriente, Israele: una pseudo-nazione voluta dalla polizia mondiale di oggi ed allora (1948): gli Usa, fondata sul denaro ereditato da secoli di avidi affari in ogni paese europeo in cui si insediavano i suoi avi, questi paesi a causa delle gravi crisi politico economiche intercorse a cavallo tra il XVII – XVIII (per citarne di più recenti), ma anche prima dello scoppio della Grande Guerra, si videro costretti a lasciare amministrare il loro aerarium a quegli stranieri residenti nel loro territorio dotati di un fine istinto affaristico e di amministrazione finanziaria, e diremmo anche, di contro, privi di scrupoli e agenti esclusivamente per interessi della loro gente maliarda e di malacreanza, questo è stato il modo in cui l’ingente fortuna degli ebrei venne accumulata nell’arco dei secoli, non spetta a noi ora dire se quel denaro fu dovuto al loro spiccato senso affaristico o ad altre misteriose ed alchimistiche circostanze che tuttavia riconducono sempre e solo all’innata concezione massonica, di non integrazione nelle società in cui hanno sempre vissuto ed a caste chiuse, della vita.
Tornando alla collocazione geografica, vediamo Israele, stato ricco e florido, un’enclave del mondo arabo potremmo definirla, attorno a sé, paesi devoti ad una religione integralista (sicuramente più del cattolicesimo) che è contraria alla schiavitù degli uomini nel denaro ed all’usura.
Gli Arabi, nel loro mondo ovattato, sentono forte la minaccia sionista che insidierebbe i loro sacri precetti; ciò che li rende irascibili e fuori di senno è la questione che riguarda la considerazione di tutto ciò che hanno gli Usa, ossia il “capite”: trovandosi nel mezzo, questi ultimi, da buoni conduttori della “zattera della medusa”, cercano da par loro e di non scontentare nessuno e di massimizzare i propri interessi:
il “capite” tratta prezzi convenienti per creare un perfetto duopolio petrolifero con “Arabia e Co.” da una parte ed in politica estera è sotto l’influenza israeliana dall’altra e come un abile giocatore al tavolo verde sa ben sfruttare l’arte del bluff.
A questo punto l’Islam (che per definizione non sarà mai moderato) riconosce nell’America il demonio che garantisce il placet di Israele e da ciò realizzano che per rendere inoffensivi questi ultimi devono persuadere gli Usa con ogni mezzo (vedi 11 settembre 2001 N.d.R.), da ciò la loro politica reazionaria antioccidentale, che reputiamo fermamente esecrabile, ma, d’altro canto, ognuno pone in essere la strategia che gli suggerisce il proprio intelletto.
Finché l’Europa non prenderà coscienza di essere una potenza a cui non serve una “balia newyorchese” non potremo che subire, impotenti perché inerti ai problemi politici del pianeta, le reazioni musulmane.
Oggi non vediamo che due paesi che possano far cambiare rotta alla “nave europea”: la Francia e l’Italia, se queste due nazioni, similari sotto molti aspetti, riuscissero ad invertire la tendenza di scuola anglosassone, tutto il mondo ne trarrebbe i suoi benefici.
Vale!
Legatus Civitatis - Patavium Giovanni Rigon
| inviato da il 9/8/2006 alle 15:27 | |
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4 giugno 2006
Lutetia mia, i tuoi amori, i nostri ardori..
Considerazione attuale su di un anonimo tema di Francia e del Brabante
Vi spiegheremo ora, da par nostro, cosa c’è alla base delle evidenti diversità caratteriali tra due popoli che hanno occupato un ruolo preminente dall’Alto Medioevo sino ai giorni nostri, caratteri speculari e complementari che hanno finito ineluttabilmente per interagire, collimare, a volte anche a scontrarsi data la frizzantezza innata delle di loro idee politiche, sociologiche, filosofiche, scientifiche, artistiche e letterarie; essi più di altri hanno reso un prezioso servigio per la viscerale metamorfosi a Lei, madame Historia.
Se la Rivoluzione avvenuta in Francia tra il 1788 (tutti fanno riferimento al 1789, ma i fatti dell’anno che precedette la data ufficiale di quel 14 luglio furono egualmente rilevanti. N.d.R.) e il 1799 ha avuto un grande merito, per quanto concerne l’Italia, di riformare l’intero campo del diritto societario e di affermare il diritto positivo, nucleo e fonte di tutta la sfera legislativa, di far recepire i dettami rivoluzionari, profondamente intrisi dei nuovi sentimenti garantisti e pluralisti frutto del trittico dei principi: libertà, uguaglianza, fraternità, nelle codificazioni preunitarie che fungettero da volano verso l’unità politica della nostra penisola sia pure con riserve nell’ambito giuridico poi superate nel 1865 non senza i malumori dei legislatori dell’ex Regno delle due Sicilie;
La Rivoluzione di Francia ha avuto tali meriti entro in nostri confini indi per cui sarebbe, orbene, d’uopo interrogarsi su come tale fenomeno abbia preso corpo in un popolo, quello francese per l’appunto, che oppresso dal vetusto sistema dell’Ancien Regime abbia saputo raccogliersi ed iniziare la lotta non solo contro un esercito regolare composto per lo più da mercenari al soldo della Corona borbonica ma anche contro una realtà, consolidata e più che mai cementata da undici secoli, che era il Feudalesimo.
Se diamo merito al coraggio del popolo francese, non possiamo farci trascinare esclusivamente dal sempre incantevole pathos romantico che contraddistingue le eroiche gesta raccontate speciemodo nella poesia provenzale; è pacifico che dietro la volontà di ogni gente, per quanto possa essere irrequieta e battagliera, esistono altre dimensioni che ne manovrano la sua essenza: la borghesia nel nostro caso, nella quale erano annoverati studiosi, avvocati, medici e comunque tutte quelle professioni che abbisognassero per il loro esercizio di una certa qualifica, ma anche i commercianti erano compresi in essa, ebbene questi professionisti avevano avuto modo di leggere opere dei più eminenti pensatori moderni, e nella sfera francese ricordiamo Francois-Marie Aroue detto Voltaire (1694-1778), Charles de Secondat, barone di Montesquieu (1689-1755), Jean Jacques Rousseau (1721-1778), Francois Quesnay (1694-1774) ognuno di loro chi nella filosofia, chi nella fisiocrazia diede il suo autorevole contributo in quel fortunato periodo di liberalismo intellettuale che passò alla storia col nome di "Illuminismo".
Quel fenomeno che abbiamo poc’anzi citato, d’altro canto, ed è bene ricordarlo sempre anche a noi stessi, non sarebbe potuto giungere mai a taluni livelli se non ci fosse stato in precedenza un ampio processo di revisione politica; le più prestigiose corti europee infatti amavano circondarsi di eminenti pensatori, artisti, scienziati, figli di quel pensiero che XVIII secolo toccò il suo apogeo e molti sovrani, tra i quali ricordiamo Federico II di Prussia, Giuseppe II d’Asburgo (succeduto alla madre Maria Teresa d’Austria), Caterina II di Russia, Carlo di Borbone Re di Napoli poi col nome di Carlo III di Spagna, Pietro Leopoldo Granduca di Toscana, non ebbero difficoltà ad attuare riforme liberali proprio su consiglio di quei novizi frequentatori delle loro regge, ebbene furono quegli stessi monarchi e cortigiani inconsueti ed illustri ad essere predisposti intellettualmente per superare quel periodo storico ormai retrogrado e di concerto posero le basi alle future politiche riformiste, tale modello venne chiamato "assolutismo illuminato", in Francia ovviamente le tradizioni del feudalesimo erano più radicate ed il Re non era disposto ad accettare quei cambiamenti che avrebbero comportato la divisione del proprio potere con l’Assemblea nazionale, quindi lì i cambiamenti passarono attraverso la strada più turbolenta, Re Luigi XVI se ne avvide quando le cose stavano già precipitando e tutto era diventato inevitabilmente irrimediabile.
Per capire come si arrivò al giorno fatale (ex infra) di Place de la Concorde (il luogo ove era stata eretta la macchina per le esecuzioni capitali N.d.R.) ed a quanti ne seguirono è bene ripercorrere tappa per tappa i secoli che portarono a quel giorno: al 21 gennaio 1793 giorno in cui il Re di Francia per diritto divino, il taumaturgo, l’unto del Signore venne posto sotto la lama che segnò la parola "fine" ad un sistema di governo che durava da più di un millennio.
 (Allegoria settecentesca: "La Révolution Française")
Non sempre tutte le cose nascono o cadono dal cielo innanzi a noi per volere divino, la parentesi breve ma intensa dell’Illuminismo nacque poiché vi fu un altro fenomeno o meglio chiamarlo "ringiovanimento gnoseologico" che irruppe sulla scena già quattro secoli prima, e che passò alla storia col nome di Umanesimo;
Affermandosi tra XIV e XV secolo in Italia, si diffuse in tutta Europa, questo movimento era fortemente improntato su una riscoperta dell’antichità classica e su un vivo interesse per le ricerche letterarie e filologiche, per molti aspetti contrastò non poco con la tradizione medievale e cristiana, dato che nella sua posizione filosofica pose l’uomo ed i valori che da esso ne derivano al di sopra degli altri precetti di scuola conservatrice, questa, e possiamo dirlo senza indugi, fu la prima delle due facce di un successivo periodo che prendeva il nome di "Rinascimento" la cui dimensione complementare era quella del "conquistatore e scopritore" attirato dall’oro e dalle spezie, per citarne uno degno di nota: Cristoforo Colombo, il più noto tra i navigatori che credette fermamente nei propri sentimenti di marinaio e la storia gli dette ragione, fu degno esponente di quel filone prima citato; inoltre si riscontrò un singolare caso nei viaggi di Messer Niccolò e Matteo Polo, ma più di tutti, nelle imprese di Marco, grande commerciante ed esploratore del mondo sino ad allora conosciuto; a detta degli storici, "non ci fu mai uomo, né cristiano, né saraceno, né tartaro, né pagano, che avesse cercato tanto del mondo come fece Marco, figliuolo di Messer Nicolò, nobile e grande cittadino di Venezia e della sua Serenissima Repubblica", egli fu precursore già due secoli prima (poco prima del 1300 d.C.) di questa peculiarità dello spirito umano che si attestò, come già detto, nel periodo rinascimentale.
Tornando alla prima dimensione del "Rinascimento" e cioè all’Umanesimo, analizzando ora la linguistica e nella fattispecie temporale parliamo del latino; la lingua dei nostri avi, successivamente alle invasioni barbariche (V sec. d.C.), viene tramandata nelle abbazie di tutta l’Europa occidentale. I sapienti medievali della penisola si considerano come eredi della cultura dell’antica Roma, permanendo comunque nell’Italia meridionale i lasciti culturali greco-bizantini; lo stesso Dante (1265-1321) formato alla scolastica ed alla teologia tomista nutre il suo spirito di antichi miti, Petrarca guarda ad Omero e Platone, Boccaccio compie studi eruditi nella lingua greca.
Nel XV sec. molti scrittori si rifanno a Cicerone, Virgilio, Orazio, ben presto però questa visione entusiastica e nova di una civiltà religiosamente tramandata non può adattarsi alla tradizione cristiana: lo studio di Lucrezio è teso anche a rifiutare i rigidi canoni della scolastica nella quale gli stessi narratori e moralisti che si rifanno ad Ovidio (speciemodo alla sua Ars amatoria) celebrano la sensualità pagana. Le antiche correnti di pensiero non sono più studiate alla luce della fede religiosa, ma per esse stesse, da Firenze si diffonde in tutta Europa il precetto neoplatonico grazie a Cosimo dè Medici che chiamò presso di sé, con lo scopo di fondare una scuola di platonismo, colui che oggi rappresenta il massimo esponente dell’Umanesimo: Marsilio Ficino (1433-1499), la sua opera di inestimabile valore universale è la "Theologiae platonicae de immortalitate animorum, libri XVIII" (1482); inizia così un lavoro intenso si ricostruzione filologica e di riacquisizione del platonismo e del neoplatonismo, ciò rappresenta il trapasso della fase filologica a quella filosofica dell’Umanesimo. Accanto all’esemplare ed insigne figura del Ficino si accostano altri esimi personaggi che contribuiscono grandemente a fare di questo fortunato periodo un felice "telaio di pensieri", ne ricordiamo alcuni nel campo filosofico-politico: Giordano Bruno, Giovanni Pico della Mirandola, Tommaso Campanella, Nicolò Machiavelli, il Savonarola, Iacopo Sannazzaro e Giovanni Pontano, nell’arte non possiamo tralasciare non ricordando il Donatello, Angelo Ambrogini detto il Poliziano, Raffaello, Michelangelo Buonarroti, il Bramante, Sandro Filipepi detto il Botticelli, il Brunelleschi, Giotto di Bondone (1267-1337) che fu un altro precursore umanista e per finire Leonardo da Vinci il cui genio incomparabile è oggi un patrimonio umanitario.
Riallacciandoci alla linguistica d’accademia, di cui ex supra, discorso a parte merita la giurisprudenza del "diritto dotto" o romano che nel XVI sec. fu dominata dai successi della scuola Umanistica che fu anche l’ultima a professare e propugnare la supremazia del Corpus Iuris Civilis, raccolta di leggi e sentenze dell’Impero Romano attuata da Giustiniano, imperatore dell’Impero Romano d’Oriente, nel 565 d.C.; ebbene, tali giuristi di scuola umanistica non furono scevri di critiche e di disprezzo verso i loro predecessori, i "glossatori", del Medioevo (tale espressione viene coniata in questa occasione proprio da questi ultimi per sottolineare i secoli bui che si frapponevano tra gli apici culturali dell’antichità ed i loro tempi correnti). I giuristi del XV sec. imputarono aspramente ai glossatori ed i commentatori (questi ultimi, a differenza dei primi, si dedicarono non solo all’esegesi del Corpus Iuris, ma anche alla realtà sociale del tempo) di aver imbastardito il latino classico con neologismi ed imperfezioni stilistiche incompatibili con l’antica lingua e cultura dei patres e li biasimarono per la loro ignoranza del greco. Il fondatore della scuola umanistica fu Andrea Alciato (1492 -1550) giurista italiano che si formò a Pavia e a Bologna, insegnò poi ad Avignone quindi in università italiane, tra i suoi numerosi lavori ricordiamo le "Annotationes in tres posteriores codicis libros" (1513), trattato sulle istituzioni politiche ed amministrative dell’antica Roma che esprimono fulgidamente il nuovo approccio dello studio umanistico. L’elemento originale nell’accostamento umanistico fu quelle di applicare sia i metodi "Historici" per comprendere il contesto sociale delle norme giuridiche, sia quelli filologici per determinare l’esatto significato dei testi latini e greci, tali direttrici permisero agli umanisti di svelare le erronee, anacronistiche nonché avventurose interpretazioni date dai loro predecessori che venivano ulteriormente messi sul banco degli imputati con l’accusa di aver sommerso il diritto romano sotto un’accozzaglia di aggiunte gotiche e barbariche. I risultati positivi dell’Umanesimo nel campo giuridico furono considerevoli: numerosi errori commessi dai glossatori e dai commentatori, per via della loro penuria di conoscenza storica e filologica, furono corretti e la loro conoscenza del mondo antico divenne pertanto molto più dettagliata e profonda e finalmente il Corpus Iuris Civilis venne visto sotto la giusta ottica di un fenomeno storico del suo tempo e del suo luogo, come un successo dell’uomo e non come "un dono caduto dal cielo". E’ d’uopo, tuttavia, una considerazione: i giuristi di scuola umanistica erano assertori di un ritorno alla cultura classica ma, possiamo dirlo, ciò avveniva in maniera morbosa e se essi desideravano epurare la lingua latina dalle corruzioni medievali, non vi posero mente, d’altro canto, che la stavano ingabbiando ed opprimendo; i sin qui tanto vituperati glossatori e commentatori (detti anche "bartolisti", da Bartolo da Sassoferato che contribuì a far raggiungere l’apice della dottrina alla scuola dei commentatori) ebbero il merito di aver adattato il diritto romano del Corpus Iuris alle esigenze della società medievale mantenendo di fatto la lingua latina viva. Gli umanisti respinsero con veemenza tali adattamenti sotto il, non troppo convincente, pretesto che l’originale purezza del diritto romano era stata intaccata e così loro malgrado ridussero quel diritto, condannandolo di fatto, allo stato di reliquia accademica, un monumento storico, un diritto morto adatto solo per lo studio erudito; quindi, ironia della sorte, nei secoli insipienti, desolati ed aberranti qualsiasi forma di grandezza la nostra lingua latina aveva mantenuto la linfa vitale e ciò era stato dovuto al costante adattamento ed introduzione dei nuovi termini ed espressioni, l’esasperato purismo umanistico la trasformò in un mero strumento accademico, una lingua in disuso.
Dopo questa analisi storica estremamente sintetica tesa a ricostruire i fatti che portarono a delineare lo status quo fissato dalla pace di Westfalia del 1648, che si susseguirono prima delle rivoluzioni del XVIII e XIX sec. e che furono determinanti per il passaggio dalla storia moderna a quella contemporanea, ben si può ora comprendere la stretta connessione che intercorre fra quei secoli remoti (almeno potrebbero così sembrare) ed i giorni nostri.
Se apriamo adesso per un istante gli occhi, oggi la situazione è lo specchio di quei tempi, con l’unica grottesca variante rappresentata dalla cultura di cui si fa fatica ad individuarne le tracce, ma in Italia è tuttavia innegabile che sta nascendo un nuovo movimento Umanista che si discosta anch’esso dalla tradizione cattolica più reazionaria e che propugna ad una riscoperta dei valori dell’antichità classica supportata dalla ricerca letteraria e filologica non senza l’antico gusto della bellezza e dell’uomo come artefice del proprio destino, a tal proposito ricordiamo con fervore che lo stesso Gabriele D’Annunzio è stato un antesignano di questo neo umanesimo, "chi più umanista di lui?" la letteratura lo colloca nel "comparto" del Decadentismo, la filosofia nel "nichilismo superomista", l’arte nell’"estetismo", ma signori miei, non sono forse queste tutte concezioni proprie dell’Umanesimo e della sua indole? in effetti nell’ultimo secolo c’è "chi" è stato un’enclave umanista forse per richiamare nelle future generazioni il romantico sentimento del classicismo che deve fondersi con improcrastinabile senso di renovatio e sta or ora risvegliando le coscienze statuarie. Questo risveglio che già i nostri padri attendevano con impaziente fermento si avverte palpabilmente nell’aria ed uscendo dai confini nazionali, "ritornando" là dove abbiamo iniziato il nostro iter storico, la Francia, dove lo spirito umanista venne recepito in maniera sin troppo energica; sembra che i vecchi e tormentati tempi rivoluzionari non si siano mai sopiti ed "imborghesiti" dietro una cravatta ed un doppiopetto ma continuino a serbare lo stesso spirito che pervadeva nelle strade inondate da parrucche incipriate e redingote; i tumulti scoppiati a Parigi all’inizio del 2006 ne sono la riprova e, quando una folla compatta ed eterogenea di qualsiasi estrazione sociale si manifesta in un modo così impetuoso ove anche il governo sia costretto ad indietreggiare ed a rivedere la sua posizione, non possiamo non ricollegare questi ultimi ad i fatti che ebbero luogo a partire dall’autunno del 1788 i cui strascichi si estesero per buona parte del successivo secolo XIX e trarne le dovute e ferme conclusioni in merito agli animi francesi e sulla loro facilità d’accensione quando l’ingiustizia umilia e calpesta le speranze e le coscienze.
Alla luce dei fatti esposti è lapalissiano che Oggi, secolo XXI d.C. nel suo VI anno i segnali di risveglio sono più che mai tangibili e ciò lo dobbiamo alle nostre menti recettive che si sono liberate dalle catene che le irretivano e le immobilizzavano, catene create dalle cupidigia e dall’avidità di pochi elementi che pretendono in qualsiasi modo di asservirci al loro volere eversivo e dissolutore; oltre alle nostre felici ed operose menti siamo grati più di qualsiasi altra cosa ad i nostri avi che si sono sacrificati magnanimamente per consegnarci il loro testamento spirituale affinché alimenti le nostre speranze e sia il punto di partenza su cui edificare una società migliore di come loro ce l’hanno consegnata; ogni popolo dal punto di vista delle idee è sempre stato in ritardo di due o tre generazioni rispetto agli scienziati ed ai filosofi che tali idee teorizzarono, ciò tuttavia è un tempo fisiologico di assimilazione e di radicamento entro questo popolo stesso, una volta avvenuto ciò la miccia è innescata e si attende inevitabilmente il casus belli, ebbene io ne vedo all’orizzonte non uno solo (che mi taccino pure di essere visionario). In Italia dicono e scrivono gli storici che non vi è mai stata una rivoluzione borghese, se per rivoluzione intendono una folla assetata di rivincita e di vendetta; le rivoluzioni nascono dalle idee che si propagano tra la gente, noi italiani abbiamo sempre avuto questa forza di suscitare cambiamento a mezzo di penne d’oca, scalpelli e pennelli che crearono opere che tuttora il mondo ammira, ma siamo sicuri che tali opere non abbiano solo valenza estetica e siano lì immobili solo per essere contemplate? non vediamo delle forze propulsive che ci mettono in guardia sull’avvenire e sulla guisa con cui reagire per difenderci e da forze che abitano nel nostro Paese e lo comandano a loro piacimento, e da forze che nell’epidermide di questo nostro Paese e nelle nostre città e tra la nostra gente si stanno infiltrando? queste forze sediziose hanno già invaso il vecchio continente, saccheggiando il nostro retaggio, il nostro "granaio", tutto ciò senza che in quell’accrocco fatto di legno di ciliegio e inquietante ignoranza, nonché "barzellettiere", vengano prese adeguate misure difensive; permetterà tutto ciò che la nostra cultura sia contaminata e distrutta? permetterà ciò che sia reso vano ogni sforzo fatto per vedere nascere di nuovo nel nostro Paese degli uomini liberi? No! Questo non accadrà mai! Mentre questi parassiti scavano impunemente nelle viscere della nostra gente, noi ci prepariamo a ricacciarli come già avvenne nella Spagna di Isabella di Castiglia nel XV secolo che portò a termine la "Reconquista", e con essi sarà rimodernato il sistema di governo della Nazione con la liquidazione della crassa e corrotta classe politica che ha provato sino al presente grado di sopportazione la pazienza degli Italiani.
E’ tempo ormai che sia il popolo italiano a decidere se difendere le nostre tradizioni che ci regalarono la libertà, la sovranità di uomini eguali, e se continuare a procurare nuova linfa a tali inalienabili e sacri principi.
Noi oggi, ed ogni italiano lo gridi fieramente, scegliamo la Libertà, noi scegliamo di Combattere e di Vincere i nemici e gli speculatori del nostro popolo che ci negano la dignità di nazione liberale, noi scegliamo la Vita! Lo facciamo per il nostro Paese, per i nostri padri che si batterono per consegnarci un Paese libero, per noi stessi e per i nostri figli.
Civi dobbiamo essere più che mai uniti come un solo braccio, come una sola mente, per tutto ciò in cui credete ancora che valga l’onore di combattere, un popolo che lotta per queste cose non può non conseguire la Vittoria.
Ognuno di noi è nato anonimamente dal popolo ed in mezzo al popolo, in un anonimo paese, in un’anonima data, da anonimi genitori, ed è nelle situazioni che determinano il corso della Storia che anche un anonimo può divenire un eroe per il suo popolo, se egli ama le proprie anonime origini, il proprio anonimo paese, le anonime persone che gli sono accanto e se prima d’ogni altra cosa egli sarà capace di non deludere mai sé stesso, anche la volontà di un popolo, di una nazione si manifesta in quell’anonimo uomo.
Vale!
Vincenzo D'Adamo
| inviato da il 4/6/2006 alle 10:42 | |
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14 maggio 2006
LA BELVA SANGUINARIA E' FERITA!
E' indubbio che la ruota della storia per il nostro paese stia girando, la cosa che desta curiosità è che chi detenie il potere fa sempre finta che le cose vadano per il meglio, ma per "meglio" essi naturalmente intendono gli interessi loro e degli ominicchi a cui devono la poltrona da "pezzi da novanta", per quanto tempo ancora questi signori della politica continueranno ad abusare della pazienza di un popolo che già storicamente ne ha avuta per secoli e secoli? Ma è chiaro! sino a che il fumo che gettano negli occhi degli italiani non si esaurirà! alcuni ammortizzatori sociali si stanno visibilmente consumando sotto gli occhi basiti di quanti credevano nei principi dell'onestà che la società civile ci aveva tramandato. Quando il popolo è sbeffeggiato, quando non gli resta altro che sè stesso, vile sarebbe colui che gli dicesse di non sollevarsi; è quando tutte le leggi sono violate sotto gli occhi dello stesso popolo, è quando la classe oligarchica raggiunge il culmine del dispotismo ed è quando viene calpestata la buona fede ed ogni lato del pudore che questo stesso popolo deve svegliarsi dal torpore fatale creato dall'infamia ed insorgere per riprendersi il diritto di difendersi dalle insolenze e dai capricci di un parlamento incapace, inetto ed insensibile alle grida di giustizia che riecheggiano già da tempi non sospetti. Signori miei il momento sta arrivando. Legatus Civitatis Adriano Sartori
| inviato da il 14/5/2006 alle 23:20 | |
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